Varietà non significa aggiungere tutto.

La prima bozza contava sei bowl. L’abbiamo estesa a dodici proposte senza trasformarla in una lista infinita di ingredienti: pollo, manzo, salmone, uova, tofu ed edamame, con riso o patata dolce e tre mix di verdure.

Alcune proposte cambiano la base o il condimento, altre la composizione. Sono idee da provare con la cucina partner, non dodici prodotti che abbiamo già messo in vendita.

La ricetta viene prima della personalizzazione.

Ogni bowl parte da una combinazione definita. L’ipotesi è lasciare libertà su verdure, salse e alcune aggiunte, senza chiedere al cliente di progettare da zero il proprio piatto.

Per la cucina questo significa ragionare su porzioni ripetibili e ingredienti condivisi. Per chi ordina significa sapere cosa sta scegliendo e quali parti può cambiare.

Quello che dobbiamo ancora verificare.

Gusto, resa degli ingredienti, comportamento durante il trasporto, tempi di preparazione e costo reale. Poi ricette finali, valori nutrizionali, ingredienti e allergeni. Sono verifiche da svolgere sui prodotti effettivi, non sulle immagini di concept.

Lo stesso vale per snack, dolci e bevande: vogliamo una selezione breve che completi il pasto. Le proposte sono in studio e non hanno ancora una disponibilità confermata.

Il sottovuoto non è una scorciatoia.

Per i box multipli stiamo valutando anche il sottovuoto. Non consideriamo però il confezionamento, da solo, una garanzia di durata: conservazione e istruzioni dovranno essere definite e validate dalla cucina.

Finché queste informazioni non sono pronte, raccogliamo soltanto interesse. Nessun preordine e nessun pagamento: prima il prodotto, poi la vendita.

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